La storia del Teatro Officina

Un gruppo di studenti, insegnanti e operai trasforma il salone di una balera in un teatro di sperimentazione. È  il 1973, siamo a Milano, in viale Monza 140. Nasce così il Teatro Officina, creato dai giovani di quel quartiere (Gorla) per ripensare la cultura e la città. Sono gli anni del “decentramento teatrale”, in cui fioriscono teatri nelle zone periferiche di Milano, non più e non solo nel centro città. Paolo Grassi e il suo Piccolo Teatro danno un forte contributo a questa visione del teatro (e i fondatori del Teatro Officina raccontano che, oltre alle idee, Paolo Grassi diede anche piccoli ma concretii contributi economici ai primi passi di quei giovani di viale Monza 140, pieni di energia ma del tutto privi di soldi).

Negli anni ’70 il Teatro Officina è uno dei punti di riferimento per i quartieri della città, per le compagnie sperimentali che approdano a Milano (da Memè Perlini a Remondi e Caporossi), per le prime Cooperative Teatrali (dal Gruppo della Rocca al Teatro dell’Elfo a Nuova Scena), per i Canzonieri di cultura popolare (capitanati da Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Gualtiero Bertelli e dall’amico di sempre: Ivan della Mea). E poi il cineforum, i corsi di musica popolare, le assemblee delle prime comunità straniere di Milano… Una fucina di attività continua e permanente.

Nel 1976, dopo l’esperienza con la Coop. Nuova Scena di cui è stato un fondatore insieme a Dario Fo, Massimo de Vita assume la Direzione Artistica del Teatro Officina e ne inaugura la produzione di spettacoli, di cui si ricordano in quegli anni Maccheronea e Il comico e il suo contrario. Nel 1984 la vecchia sala viene dichiarata inagibile e il Teatro Officina si sposta di qualche centinaio di metri: nell’attuale sede in via S. Elembardo, in un cortile di case popolari. Qui il Teatro Officina ristruttura un vecchio padiglione al centro di questo storico insediamento abitativo. Qui incontra uno straordinario narratore milanese, Antonio Bozzetti, che diventerà un perno dell’attività del Teatro Officina, sia di spettacolo che di animazione culturale. Negli anni ’80, quelli della “Milano da bere”, il Teatro Officina opera nella parte invisibile di Milano, quella delle periferie, dove la vita reale dei milanesi – che non coincide con quella degli spot – si dipana e si consuma. In quelle periferie organizza per tre estati Teatro nei Cortili, e in inverno la rassegna di musica, teatro e poesia Imperiferie.

Negli anni ’90 la vocazione al lavoro culturale sul territorio si ridefinisce ulteriormente e si specializza: il Teatro Officina elabora un proprio metodo di raccolta delle narrazioni popolari e di restituzione sociale delle stesse. Incontra semplici persone, testimoni di un “mondo”, ne registra i racconti, li intreccia con la poesia e teatro, ne fa scaturire spettacoli che riporta là dove quella narrazione è nata, affinché tutti vedano la narrazione di cui sono figli.
Così avviene nel 1997 con i contadini di Olevano di Lomellina e lo spettacolo Memorie di terra contadina, rappresentato in una corte agricola; nel 1998 con l’indimenticabile Cuore di fabbrica, che racconta la vita operaia nelle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni, ora dismesse e chiuse. Fino agli anni più recenti, fino a Voci dei quartieri del mondo prodotto nel 2005 con la Casa della carità di Don Virginio Colmegna, ove la narrazione – che si restituisce al quartiere in cui la Casa opera – è quella degli immigrati stranieri che a Milano vivono e lavorano.

Guarda il video sui nostri progetti di teatro sociale (da Memorie di terra contadina ai progetti più recenti).

Dal 2010 al 2014 organizza e partecipa alla festa ViaPadovaèmegliodiMilano (network di 70 associazioni, di cui è fra i fondatori). Lavora a lungo con questo quartiere multietnico di Milano, raccogliendo narrazioni fra gli abitanti e producendo spettacoli con il loro diretto coinvolgimento: “Via Padova…angolo via Rovello” con l’Orchestra di via Padova(2010) e “Via Padova e oltre” (2011) entrambi rappresentati al Piccolo Teatro di Milano. Per due anni (2013/2014) tiene un Laboratorio teatrale settimanale per rifugiati politici e richiedenti asilo (in convenzione con il Settore Servizi alla persona). L’anno dopo per Expoincittà organizza spettacoli gratuiti nelle mense dei poveri. Nel 2017 vince il Bando alle periferie con Open (your) house, un progetto sul disagio abitativo in via Padova, che ha poi generato lo spettacolo Via Padova ascolta rappresentato al Teatro Elfo Puccini. Nel 2019 organizza un laboratorio con i senza dimora per fornire loro strumenti per gestire al meglio i colloqui attitudinali (Comunicare bene); crea la figura del Facilitatore territoriale e forma una dozzina di volontari del quartiere di Via Padova/Viale Monza. Molti spettacoli costellano questi ultimi anni: Ci ho le sillabe girate sul tema della dislessia, La morte di Ivan Ilic tratto da Tolstoj entro la cornice della Medicina narrativa, Sia Pace nel mondo e Nostra madre terra sulle pratiche di nonviolenza e di tutela ambientale. Non ha mai smesso di organizzare Teatro nei cortili, una sua antica e grande passione.

Sede formativa dal 1978, con il progetto scuola “Il mestiere dell’attore”, il Teatro Officina è stato ed è luogo di crescita professionale e umana per molte persone: dagli adulti che frequentano i corsi serali, agli adolescenti che seguono il laboratorio pomeridiano “Il centro dell’emozione”.

Il Teatro Officina è una realtà aperta all’ascolto e alla relazione. Ha uno staff di lavoro affiatato e un Consiglio Direttivo così composto: Massimo de Vita (Presidente e Direttore artistico), Daniela Airoldi Bianchi (Responsabile progetti e formazione), Enzo Biscardi (attore e formatore di teatro sociale), Maria Letizia Dorsi (Ufficio stampa), Stefano Grignani e Pietro Versari ( giovani attori ), Beppe Stoppa e Antonello Garofalo (collaboratori).


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