SCANDALO QUOTIDIANO DI UN “NORMALE” MORIRE

La prenotazione è nominale e vale per un solo posto in sala.

a230fb5c84bcf95c61a1fe05b110cefaTeatro Officina – “Teatro e memoria”
Oratorio civile per le morti sul lavoro
Regia Massimo de Vita

Tratto da poesie di Ferruccio Brugnaro (poeta operaio), dal nostro “Cuore di fabbrica”, dal libro “Lavorare uccide” di Marco Rovelli e da testimonianze di operai della ThyssenKrupp. “Cuore di Fabbrica” fu un grande evento del 1998, una nostra produzione sulla cultura operaia del ‘900 a Sesto S. Giovanni. Su quella pienezza – sentirsi un corpo collettivo – che connotava le storie narrate dagli ex-operai di Sesto già apparivano però in controluce le figure degli operai del 2000, schegge di solitudine sprofondate in una silenziosa rimozione. A dieci anni di distanza ripartiamo da quella nostra intuizione: gli operai mandano avanti un pezzo di Paese Italia ma sono come il resto di niente. Se Primo Levi fosse ancora tra noi, lui così radicato nella cultura industriale torinese, forse ci indicherebbe ciò che sta sotto gli occhi di tutti noi: il vero oblio, quello che annulla tutto, è quello che è calato nel breve volgere degli ultimi venti anni su una umanità intera, nove milioni di persone oggi in Italia, un mondo dotato di un suo sapere, di una sua cultura. Del tutto estranei alla logica dello spettacolo sembrano inghiottiti nel nulla. In questo sprofondare delle coscienze qualcosa di ancor più grave è accaduto: la perdita dell’orgoglio e della dignità operaia. Spesso chi è operaio non dice di esserlo, quasi fosse una colpa di cui vergognarsi un poco. L’uomo invisibile – più dei migranti e dei rom, vivi nell’alterità di un aperto conflitto – è proprio l’operaio e lo scandalo di tutti i giorni è questo suo normale morire.

Guarda il video

Top