I VOLTI DELLA POVERTÀ

La prenotazione è nominale e vale per un solo posto in sala.

con Massimo de Vita, Daniela Airoldi Bianchi, Luca Aiello,

Mavis Castellanos, Stefano Grignani, Irene Quartana

collaborazione alla drammaturgia di Roberto Carusi

con un contributo di Mohamed Ba

scenografie di Carla Cipolla e Gianluca Martinelli

video di Enrico Mascheroni ed Enzo Biscardi

regia di Massimo de Vita e Daniela Airoldi Bianchi

Padre Davide Maria Turoldo è stata una figura importante dentro molte esistenze individuali e dentro la vita della comunità ecclesiale. Non ad una impaludata celebrazione abbiamo pensato (Davide non lo avrebbe sopportato) ma ad un’interrogazione profonda; lontani quindi da ogni compiacimento nostalgico, abbiamo cercato di andare al cuore del messaggio turoldiano. I poveri, vero popolo di Dio, Sua profezia: a partire da questa centralità abbiamo cercato ponti, legami, rimandi, analogie con altri testimoni del nostro tempo, che sui bisognosi hanno fondato la loro vocazione, la loro missione: Tonino Bello, Alex Zanotelli, Virginio Colmegna, Angelo Casati, Luigi Ciotti. Lo spettacolo, raccogliendo materiali poetici e di prosa, punta dritto sul nostro “tempo malato” e sulla necessità di farci “prossimo” verso gli ultimi, e verso gli stranieri innanzitutto, questi “nuovi” fratelli che, soffrendo “la ferocia dei numeri”, vivono il massimo della disperazione e il massimo della speranza.

In uno spazio volutamente spoglio e disadorno, essenziale come la parola turoldiana, l’azione teatrale tende a coagularsi in una zona sospesa fra il proscenio e il pubblico, ove una culla-pagoda, fatta di paglia,di corda e di iuta, diventa di volta in volta sudario, barca sul mare, bara kantoriana.

E’ in questo spazio che si muovono i volti della povertà: da quelli indicati da Turoldo attraverso le parole del vescovo del Salvador, Oscar Romero (ucciso sull’altare nel 1980 da un sicario del regime dittatoriale di quel Paese) fino a quelli evocati da Alex Zanotelli, come Florence, morta di Aids a 16 anni nella baraccopoli di Korogocho.

Ci portano le testimonianze, dolenti eppure cariche di speranza, del mondo degli “ultimi”. Testimonianze estreme, come quella – scritta da Mohamed Ba – di un gruppo di naufraghi africani che dalla costa libica cercano di raggiungere l’Italia su un’imbarcazione di fortuna, e vedono morire uno dopo l’altro i propri compagni di sventura.

 

“Fratello ateo, nobilmente pensoso/ alla ricerca di un Dio che io non so darti/ attraversiamo insieme il deserto/ e di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi/ liberi e nudi/ verso il nudo essere/ e lì/ dove la parola muore/ abbia fine il nostro cammino”.

David M. Turoldo

 

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