Nel pensare questo progetto – realizzato nel 2005-2006 in collaborazione con la Fondazione Casa della Carità Angelo Abriani e con il patrocinio della Provincia di Milano – si è partiti da un interrogativo: può un quartiere di una grande metropoli avere ancora memoria della propria storia? La risposta è stata: sì. Sì, a patto di saper cercare la memoria non tanto nei monumenti o nei libri di scuola, quanto nelle singole storie delle persone semplici, nei resti materiali che la Storia con la S maiuscola ha lasciato dietro di sé: le aree industriali dismesse, ad esempio, che sono come grandi musei sempre aperti.

Il quartiere prescelto è quello di Crescenzago, luogo “di confine” che ha vissuto nel giro di pochi decenni una serie di radicali trasformazioni: da piccolo borgo della Brianza a zona di forte immigrazione dal Sud Italia durante il boom economico, ad attuale periferia post-industriale. Su queste premesse è stato quindi avviato un lavoro di raccolta di memorie presso i soggetti ritenuti, a vario titolo, i più rappresentativi del territorio: gli anziani di Crescenzago (pensionati, ex operaie della Magneti Marelli) e gli ospiti stranieri (eritrei, etiopi, senegalesi, afgani, palestinesi) della Casa della Carità diretta da Don Virginio Colmegna.

Dai loro racconti è stato elaborato un testo drammaturgico ricco delle esperienze e delle suggestioni di donne e uomini diversi per generazioni e culture di provenienza, aperto alla speranza di una città dove memoria e solidarietà sono realtà vive. Il testo è stato quindi portato sulla scena da attori professionisti della Compagnia del Teatro Officina insieme ad alcuni dei protagonisti stessi dei racconti, profughi di diversi paesi.
La rappresentazione, con ingresso gratuito, ha avuto la sua “prima” al Teatro Dal Verme il 12 aprile 2006, con la partecipazione di Lella Costa e un concerto conclusivo dell’Original Rom Big Band.