Teatro Officina - "Intercultura"
LA LUNA DAL TOMBINO
L'infanzia nel sottosuolo di Bucarest
regia di Sacha Oliviero
adattamento teatrale da Randagi di Paola Mordiglia - in collaborazione con Parada
"Ti piace la luna?" "Quando è tonda, se la guardi bene, sembra il coperchio di un tombino… sembra l'ingresso di un canale".
Ispirato al testo "Randagi" di Paola Mordiglia, La luna dal tombino è la storia dell'incontro tra il clown francese Miloud e i bambini di Bucarest che vivono sottoterra, nei canali. "Sono andato in Romania per starci un mese e mezzo e ci sono rimasto sette anni". Miloud ha vissuto con loro e come loro, abitando gli spazi nel sottosuolo in un contesto di diritti negati, di bambini già adulti, dove la violenza sembra essere l'unica forma di relazione possibile, anche nel gioco. Il clown è entrato in questo mondo parallelo con i trampoli, la fisarmonica, il naso rosso e il sorriso. E i bambini hanno riscoperto la possibilità di giocare davvero, diventando clown, acrobati e giocolieri e portando i loro spettacoli in giro per il mondo con la Fondazione Parada, costituita da Miloud. La luna dal tombino racconta di questo incontro e di questo successo, ma anche di quei ragazzini che, come Elenuza, scelgono di non seguirlo perché il clown risveglia in loro emozioni che per continuare a vivere e dimenticare il passato si sono obbligati a reprimere. Tutta la vicenda è inserita in un teatrino attorno al quale si muovono, come burattini, i rappresentanti del mondo istituzionale con i quali Miloud, suo malgrado, si è dovuto rapportare: e si scopre che a volte le relazioni formali sono più bizzarre delle storie di clown. Sullo sfondo gli echi dei danni procurati dalla dittatura comunista di Ceausescu, dalla sua dissoluzione e, in ultimo, dall'introduzione forzata di un sistema economico capitalista selvaggio.
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Ispirato al testo "Randagi" di Paola Mordiglia, La luna dal tombino è la storia dell'incontro tra il clown francese Miloud e i bambini di Bucarest che vivono sottoterra, nei canali. "Sono andato in Romania per starci un mese e mezzo e ci sono rimasto sette anni". Miloud ha vissuto con loro e come loro, abitando gli spazi nel sottosuolo in un contesto di diritti negati, di bambini già adulti, dove la violenza sembra essere l'unica forma di relazione possibile, anche nel gioco. Il clown è entrato in questo mondo parallelo con i trampoli, la fisarmonica, il naso rosso e il sorriso. E i bambini hanno riscoperto la possibilità di giocare davvero, diventando clown, acrobati e giocolieri e portando i loro spettacoli in giro per il mondo con la Fondazione Parada, costituita da Miloud. La luna dal tombino racconta di questo incontro e di questo successo, ma anche di quei ragazzini che, come Elenuza, scelgono di non seguirlo perché il clown risveglia in loro emozioni che per continuare a vivere e dimenticare il passato si sono obbligati a reprimere. Tutta la vicenda è inserita in un teatrino attorno al quale si muovono, come burattini, i rappresentanti del mondo istituzionale con i quali Miloud, suo malgrado, si è dovuto rapportare: e si scopre che a volte le relazioni formali sono più bizzarre delle storie di clown. Sullo sfondo gli echi dei danni procurati dalla dittatura comunista di Ceausescu, dalla sua dissoluzione e, in ultimo, dall'introduzione forzata di un sistema economico capitalista selvaggio.
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